Lo scorso 3 marzo, in occasione della Giornata mondiale dell’udito, la neuroscienziata Arianna di Stadio, Docente all’Università di Catania e Ricercatrice onoraria presso il laboratorio di neuro infiammazione e disturbi del movimento dell’UCL Queen SquareNeurology di Londra, ha dichiarato che “La perdita dell’udito, se non adeguatamente corretta con una protesi acustica è in grado di ridurre le capacità di ragionamento e di memoria di una persona oltre che limitare gli scambi interpersonali“.
L’ipoacusia è sempre stata considerata come un effetto dell’avanzamento di età, attribuendo anche le difficoltà cognitive a questa motivazione, senza collegare le due condizioni l’una all’altra. Eppure, studi recenti, hanno dimostrato come la perdita dell’udito influisca negativamente sul cervello e, quindi, su apprendimento e memoria.
UDITO E CERVELLO: CHE COLLEGAMENTO C’È?
Per comprendere in che misura udito e cervello sono strettamente correlati, basti pensare che una capacità uditiva ridotta impegna più risorse a livello cerebrale. Da alcuni studi è emerso come gli individui affetti da perdita uditiva presentino un peggioramento delle prestazioni cognitive fino al 43% rispetto ai soggetti normoudenti.
La perdita della capacità uditiva spesso genera anche problemi a livello fisico, ma soprattutto al livello psicologico e al livello sociale.
IPOACUSIA E PERDITA DI MEMORIA: CHE LEGAME C’È?
Ma in che misura l’ipoacusia può influire sulla memoria?
La corteccia uditiva è strettamente collegata alle regioni cerebrali coinvolte nell’apprendimento e nella memoria. I suoni vengono tradotti in terminazioni nervose e successivamente inviate al cervello. Per questo motivo, il sistema uditivo ha un impatto concreto sulle attività cognitive.