È indubbio che il benessere cardiovascolare svolga un ruolo cruciale nella nostra salute complessiva. Le istituzioni sanitarie sottolineano spesso l’importanza di un cuore in salute e di una circolazione sanguigna efficiente per prolungare le aspettative di vita. Tuttavia, si parla meno dell’impatto che una precaria salute cardiovascolare può avere sulle capacità uditive.

Un recente studio pubblicato sull’American Journal of Audiology ha affrontato questo tema, esaminando i possibili collegamenti tra l’ipoacusia neurosensoriale improvvisa idiopatica e i fattori di rischio cardiovascolare.

Il team di ricerca ha non solo valutato la gravità della perdita uditiva, ma anche esplorato la possibilità di recupero delle capacità uditive in relazione a fattori come il fumo, l’ipertensione e il diabete.

Lo studio

I ricercatori hanno analizzato i dati clinici di 90 pazienti, con l’obiettivo di comprendere meglio la relazione tra la salute cardiovascolare e l’ipoacusia neurosensoriale improvvisa. I pazienti sono stati suddivisi in gruppi a rischio inferiore e superiore, in base a fattori critici come fumo, diabete, colesterolo elevato e ipertensione.

La probabilità di recupero uditivo è stata valutata considerando variabili come età, sesso, indice di massa corporea, esposizione al rumore e trattamenti precedenti.

Esiti dello studio

Il 67,8% dei pazienti, la maggioranza del campione, presentava uno o più fattori di rischio cardiovascolare. La gravità iniziale dell’ipoacusia improvvisa idiopatica e la perdita uditiva alle alte frequenze erano simili tra i partecipanti di entrambi i gruppi. Tuttavia, il recupero uditivo è risultato significativamente più basso per coloro che fumavano o avevano smesso.

Secondo gli autori, “mentre altri fattori di rischio cardiovascolare non sembrano influenzare il recupero, il fumo attuale o passato è risultato correlato a una prognosi meno favorevole”.

Il legame tra fumo e ipoacusia

Numerosi studi scientifici hanno suggerito che il fumo può influire negativamente sulle capacità uditive a causa del suo impatto sulla circolazione sanguigna in prossimità dell’apparato uditivo. 

La comunità scientifica ritiene che il fumo possa compromettere la circolazione sanguigna nella coclea, riducendo l’apporto essenziale di sangue e ossigeno necessario per la trasmissione ottimale del suono dalle orecchie al cervello.

Inoltre, va considerato l’effetto dannoso delle tossine rilasciate dalla sigaretta sulle delicate cellule ciliate dell’orecchio interno, fondamentali per la trasduzione del suono.

Nonostante questo studio possa ridimensionare l’associazione tra salute cardiovascolare e udito, sottolinea l’interconnessione complessa tra vari fattori di rischio e la necessità di una gestione oculata della salute cardiovascolare anche per una funzione uditiva ottimale.